342: Enigmatica
Enigmatica, così Marco Delogu definisce la visione di Tod Papageorge su Roma. Per la prima volta quest’anno è un artista americano a proporre, come di prassi su incarico della Commissione Roma, il suo sguardo sulla Città eterna. Papageorge l’ha fatto, attraverso una selezione rigorosissima di trenta immagini a colori (in sei settimane ne ha scattate circa 8mila), raccontando una Roma scevra dagli stereotipi, persino un po’ spiazzante, ma sincera nel relazionarsi a un’umanità varia, sempre in movimento.

"Un fotografo anomalo”, afferma Delogu, "uno dei più grandi pensatori della fotografia. L’ho conosciuto proprio per il suo ruolo di direttore della Scuola di Yale, solo dopo ho scoperto il suo lavoro fotografico. Mi ha colpito molto il libro su Central Park. In realtà avrei voluto un superamento della contrapposizione tra street photography e topography, ma quando Tod è arrivato a Roma questo superamento è stato più difficile, perché è stato letteralmente travolto dalla città. Ha fatto una Roma in totale libertà”.
L’internazionalità del festival romano, giunto quest’anno al nono appuntamento, è fin dai suoi esordi una vera e propria vocazione: ricordiamo in passato la presenza dei vari Josef Koudelka, Graciela Iturbide, Don McCullin, Guy Tillim, Martin Parr, Raghu Rai, Olivo Barbieri... Grandi maestri che a Roma, attraverso incontri e lecture, hanno interagito con un pubblico che è cresciuto nel tempo, scoprendo o consolidando l’interesse per la fotografia.Dopo la passata edizione sul tema della gioia, un po’ sottotono per questioni politico-gestionali (penalizzata da tempi organizzativi limitatissimi, stipata in una porzione di Palazzo delle Esposizioni e costretta a convivenze imbarazzanti), benché nutrita da presenze autorevoli, prima fra tutte Nan Goldin, quest’edizione di FotoGrafia s’intitola Futurspectives e annuncia parecchie novità.
Intanto la nuova sede espositiva al Macro Testaccio, con la piena collaborazione del direttore Luca Massimo Barbero e lo slittamento temporale dalla primavera all’autunno (con una parziale sovrapposizione con FotoLeggendo, altro consolidato evento della capitale dedicato all’arte fotografica); di contro un budget ridotto a 250mila euro (Iva esclusa...) e l’ur
genza di riformare una squadra di lavoro, in seguito alla recente soppressione di ZoneAttive, società del Comune di Roma che produceva il festival, e il passaggio del testimone a Zètema.
Notevolmente ridotto il circuito off del festival, dispersivo a detta del direttore e non sempre di qualità, rafforzato piuttosto il coinvolgimento delle accademie e degli istituti stranieri, in particolare American Academy, Villa Medici-Accademia di Francia e Reale Accademia di Spagna con i lavori di numerosi artisti, tra cui Agnes Geoffray, Philippe Gronon, Leonie Purchas, Carlos Albalá e Ignasi López. Roma è l’unica città al mondo in cui siano presenti così tanti istituti, eredità del Grand Tour.Quanto al Premio IILA FotoGrafia per la giovane fotografia sudamericana, l’ospite è José Manuel Castrellón, vincitore con Impero del sole della passata edizione; sempre in argomento di premi, esposto nello stesso contenitore del Macro Testaccio (è ospitata in anteprima anche la nuova produzione del Mese Europeo della Fotografia, Mutations 3 - Public Image, Private Views, a cura di Emiliano Paoletti), il progetto Ecclesia sulle chiese rurali in Africa Occidentale di Giuliano Matteucci, vincitore del Premio Baume & Mercier 2009.
Ma, soprattutto, intorno a Futurspectives - "un tema di ragionamento, e non esclusivamente visivo, all’interno di una serie di discipline che hanno a che fare con l’arte” – si sono confrontati i tre curatori internazionali (selezionati con bando pubblico e in carica per un triennio), che si affiancano al direttore artistico.
Questa è la novità sostanziale della nona edizione di FotoGrafia: curatori che si ritrovano a riflettere, ognuno nell’area specifica, sulle possibili risposte alla complessa domanda: "Può la fotografia interpretare il futuro?”.
Risposte aperte, ovviamente, in cui confluiscono fantascienza, tecnologia, letteratura... Come quella dell’inglese Paul Wombell, curatore per il settore fotografia e arte contemporanea di Bumpy ride, collettiva che riunisce autori contemporanei (Peter Bialobrzeski, Sonja Brass, Cédric Delsaux, Jill Greenberg, lkka Halso, Mirko Martin e O Zhang), portavoce di una visione utopistica che sconfina nel fantascientifico.
Alla nostra Valentina Tanni, invece, il compito di esplorare la relazione fotografia/new media, con la sua mostra Maps and legends (Marco Cadioli, Martijn Hendriks, Justin Kemp, Jaime Martinez, Filippo Minelli, Sascha Pohflepp, John Rafman, Phillip Toledano, Harm Van den Dorpel e Carlo Zanni), mappatura di un territorio in progress che attinge anche al mondo virtuale del web.
Infine, il francese Marc Prust con la mostra Unpublished - unknown presenta una selezione di lavori ancora inediti, ponendosi allo stesso tempo la domanda se sia possibile affermare che una fotografia che non è stata vista da nessun altro, al di fuori dell’autore, possa esistere.
Tra una domanda e l’altra le aspettative ci sono, eccome, anche se "c’est difficile...”, come ripete Delogu, che punta a una grande edizione 2011 per festeggiare i primi dieci anni di FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma.
dal 23 settembre al 24 ottobre 2010
FotoGrafia Roma 2010 - Futurspectives
direzione artistica: Marco Delogu
a cura di Marc Prust, Valentina Tanni e Paul Wombell
Macro Testaccio
Piazza Orazio Giustiniani, 4 (zona Testaccio) - 00153 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 16-24
Ingresso: intero € 4,50; ridotto €3
Info: www.fotografiafestival.it











